Tra iPhone e iPod spunta il vecchio Mac
ROMA
I conti della Apple sono tinti di rosa. Le vendite sono salite del 43%, i ricavi sono saliti del 36%, superando anche le previsioni degli analisti per questi primi tre mesi del 2008, il miglior “quarter” dell’intera storia della Apple. Steve Jobs può essere contento, insomma. Ma la notizia più curiosa è che a portare in alto i conti dell’azienda di Cupertino non sono stati gli iPod o i più recenti iPhone: la crescita degli iPod è stata solo dell’1% rispetto allo scorso anno (anche se per merito degli iPod Touch i ricavi del comparto sono saliti dell’8%), e il buon successo degli iPhone, 1 milione e settecentomila venduti nel 2008, non ha portato cifre clamorose nelle casse dell’azienda californiana.
A portare in alto la Apple, sorprendentemente, sono stati i computer, iMac, che con un balzo nelle vendite hanno segnato una clamorosa inversione di tendenza in un mercato, quello dei computer, che ultimamente non ha brillato. La Apple ha venduto 2,3 milioni di Mac in questi primi mesi del 2008, con una crescita del 51% in termini di unità e del 54% in valore. Le vendite dei Mac sono cresciute percentualmente tre volte e mezzo di più di quelle dei pc Ibm-compatibili.
I motivi di questo straordinario successo sono molti, ma il primo, e forse più importante, è quello della contemporanea crisi di Windows. Vista non è stato accolto bene dagli utenti, che continuano a preferire il vecchio XP, mettendo in crisi le prospettive di Microsoft. Leopard, il nuovo sistema operativo del Mac, ha invece raccolto molti consensi tra gli utenti, perché, con la sua compatibilità con Windows, ha aperto il Mac all’intero mondo dei personal computer.
Molti nuovi utenti sono arrivati proprio dall’universo dell’iPod, porta d’ingresso all’ecosistema Apple, integrando i propri lettori e telefoni con un computer che è pensato per funzionare al meglio con queste macchine. “Io penso che la gente stia veramente notando la differenza tra il nostro sistema operativo e Windows, molto di più di quanto non abbia fatto in precedenza”, ha detto Steve Jobs, “Più gente capisce che c’è un’alternativa, più gente sceglie un Mac”.
I numeri sono ancora del tutto a favore del sistema operativo Microsoft, anche se le prospettive di crescita della Apple sono notevoli: nel mercato dei pc la Apple ha un market share del 6%, contro il 4,9 dello scorso anno. Jobs attribuisce parte del successo anche alla crescita dei negozi della Apple, che hanno avuto 33,7 milioni di visitatori, il 57% in più dello scorso anno, numeri straordinari in un momento di forti difficoltà economiche internazionali.
Al centro dell’universo Apple restano comunque i lettori mp3: Apple ha venduto 10,6 milioni di iPod nei primi tre mesi del 2008, ed ha una solida percentuale, il 73% del mercato dei lettori mp3 negli Usa e quasi l’80 nel mondo, un dominio che nessuno, per ora, sembra poter intaccare, se non il mercato stesso, giunto ad un livello di “maturità”, di saturazione, che fa prevedere che i grandi numeri raggiunti in questi sei anni siano difficilmente ripetibili. Ma Apple attorno all’iPod ha costruito un ecosistema perfettamente funzionante, che porta all’azienda un “revenue stream” continuo dovuto alla vendita di accessori e, soprattutto, di musica, settore che ha visto una crescita del 35 per cento rispetto allo scorso anno e che ha portato iTunes ad essere il primo negozio di musica in America, più importante anche delle catene di negozi che vendono cd, come . Addirittura gli utili della Apple nel campo musicale potrebbero superare quest’anno quelli del Warner Music Group. E potrebbero crescere ancora se l’arrivo in Europa dell’iPhone Umts, che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi (molti dicono che Jobs farà l’annuncio il 9 giugno, alla “Delevoper Conference” che si svolgerà negli Usa), spingerà ancora in alto le vendite del nuovo oggetto, portando molti possessori di iPod a fare l’upgrade e cambiare macchina.
via Repubblica.it articolo di Ernesto Assante
VisualRank: Google inventa il ranking delle immagini
PECHINO
Eravamo certi che prima o poi Google ci sarebbe arrivata. Alla Conferenza Internazionale del Word Wide Web a Pechino due cervelloni dell’azienda hanno presentato il VisualRank, un algoritmo che permetterebbe di classificare in modo simile al PageRank le immagini presenti nei siti. Una notizia ancora passata un po’ in secondo piano, ma riportata dal New York Times negli Usa e da VisionPost in Italia, sarebbe una grande novità che determinerebbe una rivoluzione nel sistema di indicizzazione e ricerca delle risorse su Internet.
Per comprenderne la potenza pensiamo all’enorme differenza tra una pagina web e un’immagine. La prima contiene parole e link, che non sono altro che “frasi” particolari, e la sua indicizzazione è, relativamente, semplice: basta avere le risorse, computer collegati tra loro con una sufficiente potenza di calcolo, ma l’algoritmo in sé è qualcosa che si avvicina molto a quello di un “search” in un editor di testo qualsiasi.
Per le immagini questo tipo di algoritmo non può valere. Scartato a priori il metodo di ricerca di pixel di colore uguale in posizioni simili, in verità ancora considerato da molti servizi (per esempio Riya con Like.com per lo shopping), ma che comporta un esborso notevole in termini di calcolo e di risorse, Google utilizza lo stesso metodo del confronto ma in modalità macro, ovvero confrontando le immagini nella loro completezza contenute in un certo database.
Con l’ausilio di un software di visualizzazione, le immagini vengono confrontate e gli viene assegnato un valore a seconda della loro frequenza sul web. L’anima marketing dell’azienda ha già urlato ai quattro venti che il database di Google è il più completo del web, probabilmente perché non ne esiste uno simile. O, almeno, non esiste concorrente che possa mettere in campo la stessa batteria di risorse. La sperimentazione, secondo i tecnici di Google, si è focalizzata nelle 2mila ricerche più frequenti considerando parole come iPod, Xbox e Zune (il lettore Mp3 di Microsoft). Per le personalissime ricerche iconografiche finora ci si doveva affidare al pur ottimo Google Images. Ma questo tipo di ricerca, in verità, continuava a essere fatta sulle parole inserite nella pagina web che conteneva una certa immagine.
Così, paradossalmente, poteva succedere che una pagina con un rank molto alto che contenesse la parola Google ripetuta all’infinito ma con un’immagine di Steve Ballmer, riportasse come primo risultato in una ricerca su Google Images la faccia del capo di Microsoft associata alla parola chiave Google. Errore. Con il nuovo VisualRank questo non dovrebbe succedere. È evidente che questo è solo il primo passo. Se il sistema sarà affidabile potrà essere utilizzato per ogni tipo di contenuto non testuale: musica e video per esempio.
via La Stampa.it articolo di Valerio Mariani
Apple, l’impresa più innovativa del 2008

ROMA
E’ Apple la società più innovativa al mondo nel 2008. Il dato emerge dalla speciale classifica elaborata dal settimanale Business Week e da Boston Consulting Group sulla base di oltre tremila interviste e delle performance finanziarie e borsistiche. La società di Cupertino ha messo in fila il motore di ricerca Google e i motori ibridi della Toyota. Bene l’indiana Tata, sesta. Fra i primi cinquanta nomi c’è spazio anche per il sito Facebook (25esimo) e le caffetterie di Starbucks (32esimo).
La ricerca sulle imprese innovative arriva in un momento delicato per l’economia che sta portando molte aziende a rivedere i budget per la ricerca e lo sviluppo a causa della crisi, sottolinea il settimanale Business Week. L’innovazione comunque rimane centrale per Apple che ancora una volta si conferma l’impresa più innovativa al mondo. Nella top ten si sono affacciate per la prima volta il colosso indiano Tata e la giapponese Nintendo, rispettivamente sesto e settima in classifica dopo General Electric e Microsoft.
L’icona dell’innovazione 3m scivola invece dalla settima alla ventiduesima posizione. Per trovare in classifica una società europea bisogna scendere al decimo posto con Nokia o al quattordicesimo con Bmw mentre non figurano gruppi italiani nelle prime cinquanta posizioni. Quanto ai settori, i colossi dell’informatica scivolano nelle retrovie: si salva Ibm, undicesima, mentre Intel (numero 48 in classifica) è superata anche da Walt Disney e Mcdonald’s. Fra i siti internet, il negozio on line amazon è undicesimo mentre il portale di social network Facebook è venticinquesimo.
via La Stampa.it
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